Il Rapporto Annuale di Amnesty International a Lecce. Video integrale

In attesa del festival autunnale, che si terrà dal 25 al 28 ottobre, prosegue la rassegna Conversazioni sul Futuro, promossa dall’associazione culturale Diffondiamo idee di valore. Martedì 27 marzo (ore 19 – ingresso ibero) alle Officine Culturali Ergot di Lecce appuntamento con la presentazione del “Rapporto 2017-2018 di Amnesty International” (Infinito Edizioni). L’incontro, moderato dal giornalista Gabriele De Giorgi (LeccePrima.it), ha ospitato Riccardo Noury (portavoce di Amnesty International Italia), Giampaolo Cadalanu (giornalista e inviato di Repubblica), Dino Amenduni (consulente di comunicazione politica) e Carlo Salvemini (sindaco di Lecce).

Il Rapporto 2017-2018 documenta la situazione dei diritti umani in 159 paesi e territori durante il 2017. Descrive le principali preoccupazioni e richieste di Amnesty International ed è una lettura fondamentale per chi prende decisioni politiche, per gli attivisti e per chiunque sia interessato ai diritti umani. Durante il 2017, i conflitti, le misure di austerità e le calamità naturali hanno creato condizioni di maggiore povertà e insicurezza per milioni di persone, costrette a scappare dalle loro case e a cercare rifugio altrove, all’interno dei loro paesi od oltre i confini nazionali. La discriminazione è rimasta diffusa in tutte le regioni del mondo e in alcuni casi ha avuto conseguenze mortali per le vittime. I governi di tutti gli schieramenti hanno continuato a reprimere la libertà d’espressione, associazione e riunione, anche minacciando e attaccando giornalisti, difensori dei diritti umani e attivisti per l’ambiente. Ancora una volta, ovunque nel mondo sono emersi il coraggio e la determinazione di milioni di persone che si sono impegnate contro le ingiustizie, per chiedere che le loro voci fossero ascoltate e i loro diritti rispettati. Queste persone hanno contribuito a ottenere giustizia per i crimini del passato e hanno ricordato giorno dopo giorno alle autorità che dovranno rispondere delle loro azioni. C’è ancora tanto da fare ma i progressi su tematiche come i diritti delle persone Lgbti dimostrano quali risultati possiamo raggiungere quando c’impegniamo a favore dei diritti umani.

Durante la presentazione si è parlato anche del Barometro dell’odio, promosso da Amnesty International Italia durante la recente campagna elettorale, basato sull’aggregazione di dati quantitativi e qualitativi raccolti grazie al supporto degli attivisti. Il barometro dell’odio ha misurato in che modo (offensivo, grave o molto grave) e contro di chi (i bersagli, le vittime) si sono sviluppati discorsi d’odio. “La campagna elettorale è stata deludente e preoccupante”, ha commentato in una nota ufficiale Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia. “Assenti o quasi le questioni riguardanti i diritti umani e il ruolo che l’Italia potrebbe avere per proteggerli a livello internazionale, pronunciate a malapena parole come Siria o Yemen. Presente, dominante, inquietante invece è stato l’uso di un linguaggio discriminatorio, xenofobo, misogino, a volte vero e proprio discorso d’odio. Questo monitoraggio ci ha confermato come persino chi compete per avere incarichi istituzionali talvolta non si astenga dall’uso di un linguaggio incendiario, che divide anziché unire, che discrimina anziché promuovere l’eguaglianza, che pensa che i migranti siano una minaccia e che i diritti non spettino a tutti”.

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