La situazione dei diritti umani nel mondo. Intervista a Riccardo Noury

Riccardo NouryIn attesa del festival autunnale, che si terrà dal 25 al 28 ottobre, prosegue la rassegna Conversazioni sul Futuro, promossa dall’associazione culturale Diffondiamo idee di valore. Martedì 27 marzo (ore 19 – ingresso ibero) alle Officine Culturali Ergot di Lecce appuntamento con la presentazione del “Rapporto 2017-2018 di Amnesty International” (Infinito Edizioni). In attesa dell’incontro (tutte le info qui) abbiamo intervistato Riccardo Noury, portavoce italiano di Amnesty International.

In sintesi, cosa è emerso dal Rapporto 2017-2018 di Amnesty International?
Indubbiamente le questioni più preoccupanti riguardano i conflitti, che proseguono senza che sia vista una soluzione per porvi fine, penso a quelli più ‘datati’, come in Siria o Yemen, ma anche alla nuova crisi dello scorso anno, quella dei rohingya, perseguitati in Myanmar. Emerge anche l’incapacità della comunità internazionale di trovare una via d’uscita, anche rispetto all’emergenza rifugiati. Solo in Siria ce ne sono 5 milioni e 200 mila che vagano in giro per il mondo. Non si riesce né a evitare i morti, né a prendersi cura dei vivi.

Quali sono le problematiche più urgenti da risolvere?
Senza dubbio i conflitti. Marzo poi è un mese di tristi anniversari: siamo entrati nell’ottavo anno di guerra in Siria e nel quarto in Yemen. Sono crisi che si stanno incancrenendo e producono vittime ogni giorno.

Nel rapporto in che termini si parla dell’Italia?
Il 2017 è stato l’anno in cui il nostro paese si è messo alla guida di questa idea europea di esternalizzare le frontiere e trattenere i migranti e i richiedenti asilo prima che arrivino al confine. È stato l’anno in cui sono stati raggiunti accordi con tanti attori libici, e l’Italia ha contribuito in maniera significativa al rafforzamento della capacità operativa della guardia costiera libica. La politica italiana, comunque, resta sempre un po’ “occhio non vede, cuore non duole”, in materia di immigrazione. È stato poi fatto un piccolo passo avanti con l’introduzione del reato di tortura nel codice penale. Anche se il Parlamento avrebbe potuto fare molto di più, a volte sembra che ci sia voglia di arretrare anche su quelle minuscole conquiste che sono state fatte.

Sempre in materia di immigrazione, alla tematica dei minori non accompagnati si dà la giusta importanza?
Assolutamente no. È una piaga, anche perché quando vai a fondo e scopri che il numero dei minori non accompagnati dispersi in Europa è pari a quello degli scomparsi durante la dittatura militare argentina, capisci che c’è una profonda sottovalutazione nei confronti di persone altamente vulnerabili, per cui la protezione dovrebbe essere massima.

Impossibile non chiederti se ci sono state novità sul caso Regeni
Purtroppo non ci sono novità. Sono passati due anni e due mesi dalla sua scomparsa, dal suo sequestro al Cairo. La magistratura egiziana continua ad avere questo atteggiamento, formalmente cordiale ma di fatto scarsamente collaborativo. Il ritorno dell’ambasciatore italiano a Il Cairo ha dato un’idea di normalizzazione dei rapporti, ma in realtà la situazione in Egitto è comunque precipitata in maniera disastrosa, lo scorso anno.

In campagna elettorale Amnesty ha presentato questo nuovo strumento, il barometro dell’odio
Il nostro obiettivo era quello di misurare l’incidenza del discorso discriminatorio e di odio in una campagna elettorale preceduta da anni in cui questo linguaggio sui social è diventato sempre più diffuso e accettato. Abbiamo monitorato i profili Facebook e Twitter di tutti i candidati all’uninominale, di quelli che per prassi si definivano candidati alla presidenza del consiglio, e di tutti i candidati regionali in Lombardia e Lazio. Stiamo mettendo a posto gli ultimi dati, abbiamo analizzato circa 800 dichiarazioni, ma i discorsi d’odio rientrano in una percentuale superiore al 90% in figure del centrodestra.

Pochi giorni fa Amnesty International ha lanciato la campagna #ToxicTwitter, accusando la piattaforma di non essere un luogo ‘sicuro’ per le donne
In generale stiamo svolgendo campagne di ricerca e denuncia dei problemi in quello spazio di libertà e dialogo che dovrebbe essere salubre e diventa appunto tossico, che è il social. In effetti è stato rilevato che ogni giorno una donna apre la sua pagina, e nei tweet pubblici o addirittura nei messaggi privati trova parole di minacce fisiche, violenza sessuale, insulti, linguaggio misogino o discriminatorio. E le misure che Twitter prende dopo le segnalazioni per difendere questi spazi sono del tutto insufficienti e mancano di trasparenza.

Secondo te, in generale, in che direzione stiamo andando?
C’è una regressione dei diritti, ogni indicatore ci dice che in questo decennio gli attacchi contro difensori dei diritti umani, organizzazioni non governative, movimenti di difesa delle donne, sono sempre più massicci. I leader usano un linguaggio divisivo, basato sul “noi contro voi” e “voi contro loro”. Al contrario, però, c’è anche una grossa rinascita dell’attivismo, anche offline, penso ad esempio alla mobilitazione delle donne in Polonia contro gli attacchi al diritto di aborto. Da un lato, quindi, ci sono l’austerity e le politiche regressive, dall’altro l’urgenza di mettersi di traverso a tutto questo.

Intervista a cura di Bianca Chiriatti

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